Riscopriamo le fornaci da calce

Nel Soprasosto un interessante sentiero ne spiega la storia e il funzionamento

«La diversità delle testimonianze storiche è quasi infinita. Tutto ciò che l’uomo dice e scrive, tutto ciò che costruisce o che tocca, può e deve fornire informazioni su di lui», così ebbe a dire lo storico francese Marc Bloch (1886-1944). Una testimonianza non appartiene dunque al passato, non finisce, ma porta dentro di sé una forza viva che informa il presente, e chi nel presente vive.

In questo senso, l’interessante e didattico «Sentiero delle fornaci» consegnato la scorsa fine di giugno alla popolazione, rappresenta una preziosa e bellissima testimonianza storica di un’imprenditorialità ammirevole, fatta di fatiche e di pesantezze, e le cui realizzazioni sono ancora visibili oggigiorno.

L’idea e l’iniziativa di questo percorso circolare è nata nella mente di Renzo Giamboni, presidente della Parrocchia di Ghirone. Proprio nel Soprasosto, infatti, si trovano le tre fornaci sapientemente e minuziosamente ristrutturate e ora fruibili alla visita di interessati e turisti. Giamboni stesso ha curato da vicino le singole fasi del progetto che via via ha coinvolto vari attori, tra cui anche gli allievi della terza classe delle Scuole elementari di Blenio della docente Luisella Giuliani Tabacchi (vedi articolo a pagina seguente). Allievi che hanno così conosciuto le fornaci, il loro scopo e funzionamento e hanno realizzato un bellissimo pannello illustrato, posato all’inizio del percorso.

Altri tre pannelli informativi sono stati sistemati accanto ad ognuna delle tre fornaci: la prima a Buttino, una seconda sotto la località detta di Sotto Pinadaigra e la terza in località Calcarida. Si è trattato di un lungo e accurato lavoro, portato avanti a vari livelli e da più persone, e che si è basato su minuziose ricerche storiche. Dopo quella ristrutturata con maestria a nord di Aquila e ben visibile transitando sulla strada cantonale, ora questo ulteriore tassello viene ad arricchire la valle valorizzando il filone delle testimonzianze d’imprenditorialità industriale.

Itinerario circolare

Di questo progetto il mensile Voce di Blenio aveva già riferito nel luglio dello scorso anno. Ora siamo in grado di presentare ai lettori il percorso definitivo del sentiero, che parte dal Parco Saracino in territorio di Ghirone (Blenio) per portare poi a Buttino, dove si trova la prima fornace, e scendere quindi verso Ghirone lungo il bel bosco sotto Cozzera (la frazione più a nord del Ticino) e raggiungere, ai margini del bosco della pezza comune, la seconda fornace. Si attraversa poi il ponte Semina sul Brenno della Greina per risalire verso Campo Blenio percorrendo il sentiero segnalato e si arriva alla terza fornace in zona Calcarida. Si scende quindi nel nucleo del villaggio di Campo Blenio e, su comoda stradina pianeggiante, si rientra al Parco Saracino. Per percorrere l’intero itinerario occorre calcolare almeno un paio di orette.

Accanto alle tre fornaci, il visitatore troverà un cartellone informativo – in italiano e tedesco – con la descrizione della fornace e del percorso ancora da seguire e con dei Codici QR da scaricare con lo Smartphone per ottenere altre informazioni di dettaglio (un filmato RSI sulla produzione della calce, e informazioni su altri sentieri tematici presenti in Valle di Blenio).

Illustrato il processo

di produzione della calce

Le tappe del percorso e i pannelli sono strutturati in modo tale da dare al visitatore le informazioni complete sul complesso procedimento di produzione della calce: così nella prima postazione si legge di come si cercavano i sassi di roccia calcarea e di come venivano trasportati; nella seconda si apprende la meticolosa tecnica della carica della fornace e nella terza la cura e il processo di produzione della calce.

I sostenitori

Vari sono gli enti che hanno partecipato e sostenuto questa pregevole iniziativa, enti e associazioni che sono stati incontrati e ringraziati dalla Parrocchia di Ghirone lo scorso mese di giugno nel corso di una bella cerimonia. Tra questi figurano l’Ente regionale per lo Sviluppo del Bellinzonese e Valli (ERS-BV), il Dipartimento cantonale del Territorio (Sezione forestale), i tre Comuni della Valle, l’Organizzazione turistica regionale del Bellinzonese e Alto Ticino (OTR-BAT), il Patriziato di Olivone-Campo Blenio e Largario, il Patriziato di Buttino, la Fondazione Soprasosto, la Migros (percento culturale) e altre fondazioni, associazioni e società.

Testimoni di imprenditorialità

Le fornaci da calce, un tempo molto presenti in Valle di Blenio, testimoniano di un passato con una forte produttività che si avvaleva di tecniche millenarie. Realizzate principalmente dagli abitanti per un uso proprio, rappresentano un piccolo ma importante frammento di quella cultura che costituisce la nostra identità e, in quanto tale, degna di essere salvaguardata.

La calce era infatti il più importante materiale legante diffuso nella tradizione costruttiva, utilizzata per il confezionamento di malte, intonaci e stucchi fin dai tempi remoti della civiltà umana. Ne sono una testimonianza i molti rustici presenti alle nostre latitudini.

Purtroppo gli artigiani custodi di questo piccolo ma significativo periodo di storia sono pressoché tutti scomparsi, e con loro un importantissimo tassello per la comprensione di questa tecnica antica. Senza progetti di recupero come quello qui illustrato, tutte queste conoscenze rischiano di andare irrimediabilmente perse.

Raccogliendo le informazioni per questo articolo, Renzo Giamboni ci ha confessato che, per lui, “il progetto è stato molto impegnativo e aver avuto la possibilità di entrare nelle dinamiche che riguardano la produzione della calce, vi assicuro che è stato molto arricchente. Sono estremamente soddisfatto di essere riuscito a salvare queste costruzioni e consegnarle alle prossime generazioni”.

La Redazione della Voce di Blenio ricorda con piacere agli interessati che le sue pagine avevano ospitato una dettagliata ricerca, proprio sulle fornaci da calce in Valle di Blenio, realizzata da Sergio Maestrani di Dangio nell’ambito del suo lavoro di diploma presso il Politecnico federale di Zurigo, ricerca pubblicata nel giugno del 1999.

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