di Alice Ambrosetti, Campo Blenio
Il 26 aprile scorso, alla Gottardo Arena di Ambrì, si è tenuta l’80esima Camera agraria, ossia l’assemblea delle delegate e dei delegati degli enti affiliati all’Unione Contadini Ticinesi (UCT). Durante l’assemblea sono state votate all’unanimità tre risoluzioni all’attenzione del Consiglio di Stato: la prima, proposta dalla Federazione Ticinese delle Condotte Veterinarie, mira a rafforzare le condotte veterinarie sul territorio; la seconda, promossa da UCT e Federazione ticinese produttori di latte, chiede una strategia rispetto alla filiera del latte e la terza, presentata dall’Associazione per la Protezione del Territorio dai Grandi Predatori Ticino, sollecita ulteriori sforzi per la protezione delle alpi e dei greggi nella lotta contro il lupo.
Il tema del latte, assieme a quello dei grandi predatori, sono stati anche al centro dei discorsi del presidente dell’UCT Omar Pedrini e delle autorità presenti; si capisce che queste due tematiche sono quelle che creano più scontento nel mondo agricolo ticinese. In particolare, per la Valle di Blenio, il settore agricolo ne è particolarmente toccato dato il grande numero di ovini e di vacche da latte sul territorio. Il tema del latte è tornato preponderante dopo la chiusura della LATI nel 2024, anche se va detto che già prima della chiusura il settore non se la passava molto bene, anzi. Nella risoluzione viene ricordato che il settore del latte è confrontato già da molti anni con “difficoltà strutturali derivanti dalla conformazione geografica del nostro territorio […] e da condizioni di mercato avverse, che portano prezzi ai produttori altamente deficitari”. La chiusura della LATI è così arrivata in un momento già poco propizio e non ha fatto che peggiorare la situazione, portando con sé, oltre alle conseguenze dirette (ad es. il maggior costo dei trasporti oltre Gottardo) anche un grande senso di insicurezza tra chi produce il latte.
Insicurezza che non aiuta di certo a vivere in modo sereno il presente e a proiettarsi nel futuro; sempre più le aziende da latte chiudono o si riconvertono, ciò che comporta una perdita di competenze, tradizioni e reddito. Anche Christian Vitta, Consigliere di Stato, e Daniele Fumagalli, capo sezione della Sezione dell’agricoltura, hanno sottolineato l’importanza del settore senza però riuscire ad articolare una strategia per sbloccare l’impasse in cui si trova la filiera del latte. Come possibili soluzioni hanno citato unicamente il contributo al trasporto del latte oltralpe, che però, anche su loro ammissione, è solo un cerotto (fondamentale, non fraintendiamoci, ma pur sempre un cerotto), la creazione di un’inter-professione che promuova i prodotti lattiero-caseari (anche nella risoluzione si invita ad attivarla nel più breve tempo possibile) e il progetto BlenioPlus.
Sentire che BlenioPlus è tra le possibili vie percorribili fa ovviamente piacere, e, va detto, durante l’assemblea Christian Vitta ha ribadito il sostegno del Cantone, come già esplicitato dagli uffici competenti in fase di approvazione. Tuttavia, sul ricorso pendente che sta logorando le promotrici e i promotori, non si è espresso se non dando la colpa a tutta la trafila burocratica che un ricorso deve seguire, come a volersi esimere dalle proprie responsabilità. Eppure, si ricorda che il Servizio ricorsi del Consiglio di Stato, che sta impiegando più di un anno e mezzo per affrontare il dossier, è di fatto sotto la competenza del Consiglio di Stato quindi sentirsi dire che questo ritardo non è loro responsabilità lascia alquanto perplesse/i. Sorvolando sui dettagli tecnici, la questione è sempre la stessa: ci si trova in una situazione di stallo sfiancante che, come detto da Omar Pedrini durante l’assemblea, impedisce alle agricoltrici e agli agricoltori coinvolte/i di proiettarsi nel futuro, che sia con o senza il caseificio alpino. L’invito verso le autorità a risolvere al più presto il ricorso lo si trova anche nella risoluzione, nella quale si chiede al Cantone “di dirimere situazioni di stallo nei tempi più brevi possibili evitando tattiche dilazionatorie”; l’accenno a BlenioPlus non è esplicito ma è evidente che si applica al caso.

Va comunque detto che, anche se BlenioPlus dovesse partire, questo progetto non è la soluzione per tutta la filiera del latte ticinese, anzi. BlenioPlus ha il grande pregio di tenere ben 1 milione di kg latte da fieno vicino a chi lo produce e di mantenere il valore aggiunto della trasformazione in Valle, però, ad es. per la Val di Blenio, restano 1.9 milioni di kg di latte convenzionale per il quale il Cantone non ha nessuna soluzione per tenerlo in Ticino (è stato ribadito che confezionarlo sul territorio è troppo costoso). Questa è una grave pecca della strategia del Cantone, il quale si è concentrato su progetti puntuali senza avere una visione d’insieme; ad esempio, proliferano progetti di sostegno per l’economia alpestre, fondamentale, ma, come si legge nella risoluzione “un’azienda con vacche da latte non è in grado di basare il proprio sostentamento sulla sola stagione alpestre”. Nella risoluzione viene così chiesto che il Cantone si impegni a valorizzare “le vacche da latte in qualsiasi circostanza”, che tramite il Centro di Competenze Agroalimentari Ticino (CCAT) si promuova efficacemente i prodotti lattiero-caseari e, più nello specifico, che nelle mense del Cantone venga proposto il latte ticinese.
In conclusione, risolvere i problemi della filiera del latte ticinese è tutt’altro che semplice, tuttavia per farlo è imperativo che il Cantone inizi a definire una strategia d’insieme che consideri tutte/i le produttrici e i produttori e che le soluzioni parziali già presenti (tra cui BlenioPlus) vengano attuate nel più breve lasso di tempo possibile.