Grazie Vox per aver salvato il canto popolare

di Fernando Ferrari

Il canto popolare, strettamente legato alla tradizione, ha le sue regole, i suoi codici, anche se non formalizzati. Viene trasmesso oralmente di generazione in generazione (a orecchio), ascoltando e imitando gli esecutori in occasione di feste collettive, concerti di gruppo ma soprattutto tramite i canti d’osteria. Canale, quest’ultimo, in via d’estinzione. Anzi, da noi (quasi) scomparso.

Nelle poche osterie sopravvissute (“il nostro Conservatorio”, come usava definirle l’amico Elmo Beretta, sempre pronto a intonare) non si canta più.

Uno dei grandi meriti della Vox Blenii – fondata nel 1984 e attualmente composta da Aurelio Beretta, Remo Gandolfi, Gianni Guidicelli, Luisa Poggi e Francesco Toschini – è stato quello di aver avvertito per tempo questa insidia e dato un vitale contributo alla trasmissione del prezioso patrimonio canoro all’attuale e alle future generazioni. E ciò grazie a ricerche iniziate una quarantina d’anni fa, soprattutto da Aurelio e Luisa, che hanno contattato anziani informatori sparsi nel territorio. Ricerche che, elaborate dal gruppo, avrebbero poi consentito alla Vox di riproporle, in occasione dei loro concerti mercati cittadini, prediligendo un’esecuzione acustica senza supporti di amplificazione, in uno stile semplice, diretto e appassionato, il più possibile rispettoso e simile alla versione originale.

Merita una particolare menzione l’organizzazione delle Tre giorni di musica popolare che hanno costituito per un ventennio la colonna vertebrale delle attività della Vox. Una rassegna canora che si svolgeva al Cinema Blenio durante un fine settimana di ottobre, molto apprezzata dal pubblico e dalla critica per le esibizioni di gruppi nazionali e internazionali di valore che, unitamente alla Vox, si producevano durante due serate, ma anche per l’ambiente che si veniva a creare nell’atrio del Cinema nei dopo-concerti quando le parti si invertivano, e iniziava così un’altra festa fino alle ore piccine.

La rassegna si concludeva poi la domenica in diverse località della valle con pranzo e ballo per tutta la popolazione.

Ogni volta che il gruppo padroneggiava una quindicina di nuovi brani, li fissava dando alla luce un nuovo album, sempre completato con un libretto contenente i testi dei canti, la traduzione dei brani dialettali e una documentazione fotografica. Finora sono stati raccolti nel tempo in 8 album usciti dal 1988 al 2024. E meglio trattasi di: I Fioo e r’amur (1988); L’umetin (1991); A dieci ore…(1994); Polenta gialda (1997); Lavura ti pour’om (2001); Evviva chi g’ha i debiti (2006); E la mi manada (2014) e Sicütera (2024).

Quarant’anni di impegno che hanno trovato il meritato riconoscimento (unitamente al Gruppo onsernonese Vent Negru) attraverso uno dei sette Premi svizzeri di musica popolare 2025 per l’eccellenza nella creazione musicale assegnati dall’Ufficio federale della cultura con la motivazione: Hanno contribuito in modo significativo alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio musicale ticinese. Con le loro ricerche, interpretazioni ed esibizioni mantengono viva la musica popolare ticinese rendendola accessibile a un vasto pubblico”.

Nella stessa categoria, gli altri riconoscimenti sono andati all’arpista jazz Julie Campiche, al violoncellista e professore Thomas Demenga (di origini calanchine), al direttore d’orchestra Titus Engel, al compositore e artista Jannik Giger, alla compositrice sperimentale Charlotte Hug Raschèr e al poeta urbano Stereo Luchs. Nella categoria “Premi speciali musica”, è stato inoltre pure premiato il gruppo Facciamo la Corte di Muzzano.

La cerimonia di consegna dei Premi ha avuto luogo l’11 settembre nella Luzerner Saal del KKL, sala concerti e centro congressuale di Lucerna, alla presenza della consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider.

Al momento della consegna del premio l’etnomusicologo Johannes Rühl, a nome degli organizzatori, rivolgendosi ai due gruppi ticinesi, ha parlato di una “una performance storica: i musicisti non sono più tanto giovani, da decenni sono infatti sulle tracce dell’eredità musicale della regione in cui vivono: la Valle di Blenio e la valle Onsernone”, ha detto Rühl. “I due gruppi non sono attivi sugli altopiani ma proprio nelle valli che hanno una storia molto lunga ma anche complessa, caratterizzata dall’emigrazione. Al giorno d’oggi hanno a che fare con dei cambiamenti perché le case vengono vendute, diventano case di vacanza, molto belle ma che portano anche alla perdita di molte memorie che grazie a loro sono rimaste e vivono ancora. Grazie a voi! Forse non siete nemmeno coscienti del lavoro importantissimo che avete fatto. Dopo tutti questi decenni questa musica non ci sarebbe più. Adesso vi abbiamo qui sul palco e voi lo avete più che meritato!”, ha concluso.

In seguito era prevista da parte dei vincitori un’esibizione dal vivo sul palco. La Vox ha scelto Io parto per l’America canto registrato il 14 novembre 2004 ad Augio (Val Calanca, Grigioni) da Flora Bacchini-Demenga (1922-2006), che è stato accolto da uno scrosciante applauso dal pubblico della Luzerner Saal del KKL.

Lucerne Festival Ark Nova

Sempre l’11 settembre alle ore 10.00 la Vox Blenii ha pure tenuto un concerto nel contesto del Lucerne Festival Ark Nova, rassegna musicale tenuta nella prima sala di concerti gonfiabile al mondo situatasul prato del lido, nei pressi del Museo svizzero dei trasporti, alla presenza di 350 spettatori.Un pubblico che, canto dopo canto, si è andato sempre più entusiasmando, e ha accompagnato le esecuzioni con un crescendo di applausi culminati in una standing ovation finale che è riuscita a strappare diversi bis.

Ark Nova: la nuova Arca di Noè, simbolo di speranza, è una sala da concerto gonfiabile che ha aperto le porte in Giappone nel 2013 per regalare alle vittime dello tsunami un senso di ottimismo e uno sguardo a un futuro più luminoso.  Ha lasciato il Giappone per la prima volta, dove ritornerà alla conclusione dei concerti lucernesi.

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