Rustici, “ancora non ci siamo”

Gestione rustici da perfezionare Gestione rustici da perfezionare
Gestione rustici da perfezionare

Osservazioni dell’ALPA in rappresentanza dei 198 Patriziati ticinesi

di Tiziano Zanetti e Athos Tami*

a seguito della procedura di consultazione in oggetto e sulla base delle numerose segnalazioni puntuali ricevute dai Patriziati ticinesi, trasmettiamo via comunicato stampa le nostre principali indicazioni, inviate integralmente al Dipartimento del Territorio, Sezione dello sviluppo territoriale.

Il presente documento pone un accento particolare sulla situazione degli stabili di proprietà dei Patriziati ticinesi, sovente ubicati in montagna e sui nostri alpeggi.

Premessa

Il patrimonio architettonico tramandatoci richiede una tutela che sia, al contempo, coniugata a una gestione lungimirante e innovativa. È essenziale promuovere una flessibilità normativa che consenta interventi di trasformazione e ristrutturazione volti a garantire la funzionalità degli edifici, senza comprometterne il valore storico.

L’aggiornamento del PUC-PEIP appare imprescindibile per introdurre una maggiore flessibilità e incentivare efficacemente il recupero del patrimonio dei rustici. Tale revisione deve saper coniugare il rigore del restauro conservativo con una visione dinamica del paesaggio, che riconosca non solo le qualità architettoniche degli edifici, ma anche il profondo valore storico, umano e culturale del contesto territoriale in cui sono inseriti.

Accogliamo quindi l’opportunità di presentare osservazioni mirate, volte a ottimizzare il PUC-PEIP e a garantirne una maggiore efficienza.

Ristrutturare un rustico significa molto più che investire capitali o dare lavoro alle ditte del territorio. È un atto di cura verso la montagna: chi lo fa preserva sentieri, pascoli, aree montane, tutela l’ambiente circostante e onora l’eredità di chi ha vissuto quei luoghi, assicurandone loro un futuro. L’identità dei Patriziati e delle nostre Valli trova nel recupero del patrimonio edilizio fuori zona edificabile una leva strategica di sviluppo. Trasformare queste strutture significa non solo preservare la memoria storica, ma generare opportunità concrete di crescita sostenibile a beneficio di tutta la comunità.

L’attenzione con cui molti Patriziati hanno partecipato al confronto conferma l’importanza della tematica. Molti di essi dispongono di poche proprietà, e spesso sono edifici fuori zona edificabile. Alcuni sono già stati ristrutturati in modo encomiabile, individuando nuove opportunità di sviluppo (legate in modo particolare al turismo sostenibile e all’agricoltura) per le regioni periferiche. L’ALPA, in perfetta sintonia con il Cantone, da sempre invita i Patriziati a tutelare e valorizzare le proprie proprietà e il territorio in generale, a tutto vantaggio dello sviluppo socio-economico regionale. Appare quindi un controsenso l’esclusione di alcune proprietà patriziali dal PUC-PEIP: ciò preclude alcuni Patriziati a dare valore alle loro proprietà.

Fatta questa premessa, di seguito riportiamo le nostre considerazioni puntuali in merito.

Proposte di modifica

Limiti di quota

L’adozione di un limite di quota per determinare la protezione di un edificio è definita un “errore storico”. Il valore di un manufatto non dipende dall’altitudine, ma dalla sua testimonianza architettonica e culturale. Escludere dal PUC-PEIP gli alpeggi d’alta quota (i “corti” superiori) significa ignorare il sistema organico della transumanza.

Questi edifici sono stati costruiti seguendo ritmi funzionali e un’armonia con la natura che non svanisce con l’aumentare dei metri sul livello del mare. La protezione limitata solo alle quote inferiori crea una gerarchia arbitraria che nega la valorizzazione a strutture storicamente identiche a quelle protette, condannandole potenzialmente all’abbandono o ad interventi impropri.

Si fa quindi fa appello al Consiglio di Stato affinché corregga questa “anomalia”, applicando criteri di merito storico-architettonico uniformi su tutto il territorio cantonale, indipendentemente dalla posizione geografica.

Estensione del perimetro PUC-PEIP

Le modifiche normative a livello federale, ma pure le sentenze del Tribunale amministrativo e l’esperienza maturata in questi anni, impongono una seria riflessione sull’estensione del PUC-PEIP e sull’opportunità, semmai, di aggiungere ulteriori comparti al perimetro posto in consultazione. Siamo dell’avviso che tale procedura di ampliamento debba avvenire puntualmente, perché molti, troppi sono esclusi dal PUC-PEIP.

Le conseguenze non potranno che essere un’ulteriore perdita del paesaggio costruito del Ticino. Non deve essere l’ALPA a indicare quali aree dovranno essere integrate nel PUC-PEIP. Saranno, piuttosto, gli Enti locali e di prossimità (Patriziati, ma pure Comuni, associazioni, fondazioni, cittadini privati) che dovranno fare le loro proposte, alla luce della loro profonda conoscenza dei rispettivi territori.

Da parte nostra, chiediamo pertanto al Dipartimento del territorio di considerare con attenzione le proposte di ampliamento del comprensorio del PUC-PEIP che dovessero emergere da Enti pubblici e privati.

Maggiore flessibilità normativa

per favorire uno sviluppo sostenibile

Il superamento del principio di “immutabilità sostanziale dell’aspetto esterno e della struttura” in favore di un approccio volto alla “conservazione delle caratteristiche essenziali dell’edificio e del suo contesto” rappresenta una svolta metodologica centrale, che va colta e valorizzata appieno.

A questo proposito, si accoglie con favore il maggior margine di flessibilità introdotto in diverse norme di attuazione. Tali disposizioni rendono tangibili i vantaggi derivanti dalla modifica dell’articolo 24d della Legge federale sulla pianificazione del territorio (LPT) e dalla correlata revisione dell’art. 39 dell’Ordinanza sulla pianificazione del territorio (OPT).

Tuttavia, a nostro parere, l’aggiornamento del PUC-PEIP è un’occasione irrinunciabile per contribuire ulteriormente alla tutela del nostro territorio fuori zona edificabile. A nostro avviso, infatti, ci sono ancora margini nell’apparato normativo per davvero incentivare le procedure di ripristino dei rustici, sia per un restauro conservativo che per – soprattutto – dei cambiamenti di destinazione.

Di seguito, esponiamo una serie di considerazioni su alcune norme che secondo noi devono essere affinate e coniugate in modo ancora più flessibile e propositivo. Chiediamo al Dipartimento del Territorio di considerare convenientemente le nostre proposte.

Art. 3 – Obiettivi

Il PUC-PEIP deve servire a promuovere il recupero, la salvaguardia e la valorizzazione degli edifici. Chiediamo che venga indicato tra gli obiettivi.

Art. 10 – Cambiamento di destinazione

Soprattutto per gli Enti patriziali, ma pure per altri Enti pubblici, deve essere possibile anche per gli edifici 1c il cambiamento di destinazione (soprattutto quando in gioco ci sono contenuti d’interesse pubblico). È importante non prevedere una norma troppo rigida, ma che il tema venga valutato caso per caso.

Art. 11 – Ricostruzione diroccati

Perché non permettere la ricostruzione di diroccati quando sono ancora ben riconoscibili e intuibili le caratteristiche dell’edificio?

Art. 16 – Ampliamenti e sopraelevazioni

Essi sono da concedere quando sono necessari per la funzionalità del nuovo utilizzo. Grande importanza dovrà essere data alle proporzioni architettoniche e tipologiche degli edifici.

Art. 17 – Facciate e aperture

Nuove aperture devono essere possibili quando risultano necessarie per la funzionalità del nuovo utilizzo. Anche qui è indispensabile rispettare le proporzioni tra nuove aperture e facciate.

Art. 19 – Tetti

I canali di gronda devono poter essere permessi. Essi hanno una funzionalità importante per la corretta manutenzione dell’edificio. Peraltro, in una fotografia presente nel comunicato stampa del DT che annuncia la consultazione del PUC-PEIP, i canali di gronda sono presenti.

Art. 20 – Comignoli

In zone alpine soggette a forti nevicate, la realizzazione di canne fumarie su un frontone con possibilità di smontaggio invernale deve essere permesse.

Art. 21 – Sistemazione esterna e dintorni

Gli interventi esterni devono essere favoriti e funzionali all’utilizzo del rustico, ma non devono essere invadenti. Sarà essenziale che si integrino al paesaggio circostante e siano proporzionati. La norma deve essere il meno rigido possibile.

Art. 24 – Impianti tecnici

È sproporzionato l’obbligo delle fosse settiche a tre camere.

Art. 27 – Legnaie

Proponiamo di togliere l’indicazione di creare le legnaie all’interno di un edificio, non realistica. Esse devono trovare spazio all’esterno, essere poco invasive, che ben si inseriscano nel contesto paesaggistico. Molti Enti patriziali segnalano infine come le procedure amministrative e burocratiche siano assai complesse e troppo articolate. Occorrerebbe prevederne un loro snellimento.

Conclusioni

Non possiamo permettere che il nostro patrimonio architettonico si trasformi in un cumulo di macerie.

È il momento di agire, prima che la storia del nostro territorio venga cancellata per sempre. Dobbiamo continuare a ridare vita alle aree rurali con coraggio e visione, trasformando la protezione della nostra identità in un’opportunità di innovazione sostenibile. Il futuro del territorio fuori zona edificabile si scrive oggi.

Se vogliamo che l’aggiornamento del PUC-PEIP sia davvero efficace per perseguire questi obiettivi, che gli Enti patriziali e l’ALPA promuovono da sempre, è importante che la proposta in consultazione venga ulteriormente affinata e comprenda maggiore flessibilità e incentivi di intervento, per l’esclusivo bene del nostro territorio e delle sue peculiarità storiche, architettoniche, culturali e paesaggistiche.

Per il CD ALPA, il presidente e il vicepresidente

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