“Valchera’s”, l’emigrazione bleniese e le sue donne a teatro

Valchera's a teatro Valchera's a teatro
Valchera's a teatro

di Franco Valchera

Un anno fa la prima e altre cinque rappresentazioni a Londra al Cockpit Theater. Ora il debutto in Ticino con cinque tappe: Lugano (due volte), Acquarossa (il 31 gennaio), Bellinzona e Locarno nell’ordine. “Valchera’s”, il titolo dello spettacolo scritto dalla bleniese Lea Ferrari e messo in scena da Alan Alpenfelt, prende a prestito il nome dell’omonimo ristorante di Londra-Richmond fondato da Innocente-Martino Valchera nel 1874 e in seguito gestito dal figlio Giacomo e da altre famiglie di emigrati bleniesi succedutesi fino al 1987.

L’evento vede la luce grazie all’Unione Ticinese di Londra, che per i suoi 150 anni di storia ha indetto un concorso per un lavoro che avesse quale tema di fondo l’emigrazione con tutte le sue sfaccettature. Qualcosa che somigliasse a una specie di ponte artistico-esistenziale fra la Svizzera Italiana e Londra, partenza e arrivo di un flusso migratorio che ancora oggi continua a plasmare la nostra realtà.

La giovane autrice di Ludiano raccoglie e vince la sfida. Ricerca i capitoli di una storia già in parte scritta, arricchisce la narrazione con particolari usciti dai racconti di chi in famiglia ha vissuto il capitolo dell’emigrazione. Ai quali aggiunge l’intreccio delle problematiche sociali e politiche dell’epoca, riportandole alla contemporaneità. Problematiche che, stringi-stringi, possono essere considerate le stesse cui ci troviamo confrontati oggi. E Lea Ferrari, impegnata nella sua quotidianità a osservarle a livello sociale e politico, lo fa cercando di rimanere fedele a sé stessa e collocando la rappresentazione in un locale prestigioso e fortemente rappresentativo per la comunità ticinese di Londra: il ristorante Valchera. La narrazione è collocata all’inizio del secolo scorso, in un’atmosfera carica di contraddizioni.

Venti di guerra e Belle Époque da una parte (Parigi era l’altro polo dell’emigrazione bleniese), dove si lucrava sulla macchina bellica per arricchirsi e ci si divertiva. Dall’altra una categoria di persone impegnate ogni ora del giorno nel “far quadrare i conti”, se non addirittura per sopravvivere. E cioè praticamente la totalità dei nostri emigranti. Un periodo certamente difficile ma allo stesso tempo carico di valori quali amicizia, solidarietà, resilienza. Che, in un’intervista, fa dire all’autrice della storia: “Al di là di tutto, un mondo straordinario che, proprio per le sue contraddizioni mi sarebbe piaciuto vedere anch’io!”

La pièce teatrale vede al centro l’incontro fra due donne con una forte personalità. Da una parte Tina Valchera: nata e cresciuta a Londra, educazione borghese e in procinto di diventare la proprietaria del ristorante di Richmond che porta il suo nome di famiglia. Dall’altra Iride Jacomelli: giovane passionale, carica di ideali e ribelle, diventata adulta nella realtà contadina della Valle di Blenio ed emigrata nella capitale britannica dopo aver fatto tappa a Parigi. Due profili profondamente diversi, addirittura contrastanti. Che tuttavia si troveranno a lottare insieme contro pregiudizi di genere, differenze sociali e delusioni, cercando nel dialogo e nell’amicizia la forza di superarli.

Le due donne lavorano insieme nel ristorante con ruoli diametralmente opposti. Tina ci tiene a diventare la futura padrona. Il locale si è fatto un’eccellente reputazione, diventando nel contempo il punto d’incontro della comunità ticinese che vive a Londra (all’inizio del secolo scorso quasi un quarto della popolazione delle Tre Valli viveva nel Regno Unito). Iride prende invece servizio quale semplice inserviente. Da questa base di partenza nasce un acceso dialogo che focalizza l’attenzione sulle disparità sociali e, soprattutto in questo caso, le disuguaglianze di genere. Tina è fortemente penalizzata dall’inquietante presenza di un marito che a sua insaputa sta per vendere il Valchera per arricchirsi investendo nell’industria degli armamenti. Per la ribelle e rivoluzionaria Iride l’obbiettivo ultimo e condizionante è invece quello di ritornare un giorno a Parigi per liberare il suo uomo finito in carcere. Due destini segnati, imposti all’interno di ruoli sociali allora ben definiti. Sulla locandina dello spettacolo Tina (Martina Greenwood) e Iride (Nabila Dolfini) sono vestite da sposa. Scelta non casuale, che mette in primo piano l’immagine del matrimonio. Istituzione messa in discussione, sia dalla scrittura di Lea Ferrari che dalla regia di Alan Alpenfelt, che disegnano il destino delle due protagoniste come una lunga Via Crucis contrassegnata da difficoltà, rinunce e scelte a loro sfavorevoli decise dai loro uomini, i loro padroni. Un po’ come se Tina e Iride fossero cadute in un ingabbiamento delle loro libertà. Ruolo di sottomissione questo sottolineato simbolicamente sulla scena dalla presenza di una gabbia, contrapposta all’assenza di una figura maschile.

A mia conoscenza fino ad oggi il percorso emigratorio dei nostri bisnonni, nonni e genitori non era mai stato proposto a teatro, prima a Londra poi con cinque repliche in Ticino. Valchera’s diventa così un prezioso capitolo della nostra storia, raccontato in chiave moderna. E che merita di essere visto e apprezzato.

*giornalista RP

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