Premessa
Sono stato per quattro anni (dal 1996 al 2000) presidente della Regione Tre Valli. E sono sempre stato grato al mio predecessore, Giulietto Zanotta, per non avere mai interferito nella “mia” gestione. Per la stessa preoccupazione di correttezza verso i miei successori, una volta scaduto il mio mandato mi sono pure ritirato dal Consiglio direttivo e anche alle assemblee ho partecipato raramente. So infatti benissimo che un “ex”, qualunque cosa dica o faccia, viene facilmente frainteso.
Di fronte però al passaggio dall’attuale RTV all’Ente regionale di sviluppo Bellinzonese e valli – che rischia di ridurre le valli a semplice appendice “umiliata e offesa” dell’area urbana – reputo non
solo mio diritto, ma anche mio dovere (proprio in quanto ex presidente) esprimere un giudizio critico. Mi scuso con coloro a cui non dovesse piacere, ma credo che la verità – o almeno quella che a
me sembra tale – debba prevalere su altre considerazioni.
Valli ridotte a comparsa, con giustificazioni assurde L’aspetto assolutamente inaccettabile che si prospetta, è che il futuro Ente regionale sia diretto da un Esecutivo in cui il Bellinzonese avrebbe la maggioranza assoluta (5 membri su 9), mentre la Riviera ne avrebbe solo due; Leventina e Blenio addirittura uno solo a testa! Per giustificare questa balorda ripartizione si afferma che il Bellinzonese ha da solo più abitanti delle Tre Valli insieme, e contribuirebbe perciò maggiormente ai costi di gestione. Si tratta però di un’argomentazione assurda. Sarebbe valida, tutt’al più, se l’ESR fosse una società anonima per la gestione di capitali, ma nel nostro caso occorre tener conto che – capo primo – la Regione non è un organismo di questo tipo,
ma ha come scopo la promozione economica di tutto il territorio. E che – capo secondo – i soldi gestiti provengono solo in piccola parte dai Comuni. Qualcuno afferma che Bellinzona da sola pagherebbe “la bellezza di 34 mila franchi all’anno”. Bene, ma si rende conto (chi racconta queste amenità) che detta cifra copre sì e no i costi di un apprendista? E che gli 80 o 90 mila franchi che pagherebbe il Bellinzonese nel suo insieme corrispondono suppergiù a quelli di una segretaria? E’ sufficiente questo per subordinare alla capitale, e ai suoi immediati dintorni, tutto il territorio che va da
Castione alla Nufenen e alla Greina?
Princìpi calpestati
L’innovazione prevista sovverte inoltre un princìpio che finora, nella RTV, era considerato “intangibile e sacro”: quello dell’assoluta parità fra i tre distretti (tanto da applicarlo perfino… per i posti
di scrutatore!). Con la nuova regolamentazione, oltre a raddoppiare il peso della Riviera rispetto a Blenio e Leventina, si accorda addirittura il predominio agli ultimi arrivati. Capisco che per convincere costoro a partecipare ad un organismo che finora hanno sempre snobbato (tanto che il Municipio di Bellinzona, inizialmente, aveva perfino risposto picche ad un semplice invito ad un incontro!), si debba stendere il tappeto rosso. Ma qui si esagera!!! Se solo per ottenere che i futuri partner si degnino di “sedersi al tavolo”, bisogna cedere loro oltre la metà delle sedie… ti saluto in seguito!
Il vero problema
Non si tratta però di una questione di sedie o di prestigio. Fosse così, si potrebbe anche lasciar perdere. Il vero problema è quello che si evince dal messaggio del Consiglio di Stato sulla legge di applicazione della Nuova politica regionale. Messaggio nel quale (v. pag. 20) si afferma testualmente che “Gli aiuti finanziari devono però essere concessi solo se le iniziative, i programmi e i progetti portano benefici soprattutto alle regioni che presentano problemi e potenzialità specifiche alle regioni di montagna e alle altre regioni rurali. Nei centri urbani (…) saranno sostenute soltanto iniziative che abbiano un chiaro e dimostrabile impatto su tutto il Cantone o nelle aree periferiche
delle rispettive regioni funzionali” (sottolineatura mia). Orbene, siccome – da che mondo è mondo – ognuno tende a “tirare la coperta dalla propria parte”, è più che probabile che un Consiglio direttivo
nel quale i rappresentanti dell’area urbana avessero la maggioranza assoluta, sarebbe incline ad interpretare in modo largheggiante il “dimostrabile impatto” delle iniziative cittadine. Col rischio che
alle valli restino sì e no le briciole. Il problema della maggioranza e della minoranza sta tutto qui.
Speriamo lo capisca anche chi finora ha preso la questione piuttosto “sotto gamba”, o si è lasciato convincere da pseudo-argomenti, interessati quanto fallaci!