Sém. Ném. Fém: le tre dimensioni di BeSTiale26

In tantissimi al campo BesTiale 26 (Foto Scoutismo ticinese / Bestiale 2026) In tantissimi al campo BesTiale 26 (Foto Scoutismo ticinese / Bestiale 2026)
In tantissimi al campo BesTiale 26 (Foto Scoutismo ticinese / Bestiale 2026)

Il campo scout ha richiesto un grande lavoro di avvicinamento e aspira a rafforzare i valori dello scoutismo

di Antonio Civile, giornalista RSI

Dietro al campo cantonale scout BeSTiale26, ospitato da Campo Blenio e da altre località dell’Alta Valle e della vicina Surselva, si cela un enorme lavoro di preparazione, creatività, operosità e generosità.

Radunare in pochi luoghi adeguatamente attrezzati, fra terreni e case, duemila ragazze e ragazzi di tutto il Ticino e del Moesano è una sfida organizzativa e logistica di grande portata. Ed è stato pure centrale dare a queste due settimane dei contenuti e concretizzare così un progetto educativo e di rafforzamento dei legami all’interno del movimento scoutistico.

Li ho visti, i miei “ragazzi” ormai giovani adulti, darsi da fare durante tutto l’anno di attività normale e nelle settimane precedenti il campo. Partiti da lupetti e ora capi e responsabili nelle rispettive sezioni, hanno dedicato giornate intere alla preparazione di BeSTiale26. C’è stata l’attività tradizionale, svolta anche insieme alle sezioni gemellate con le quali stanno ora vivendo il campo: animare ogni sabato, preparare alcune uscite, accompagnare gli scout verso il campo cantonale trattandone i temi. Tutto questo richiede di impiegare buona parte del tempo libero di una responsabile o di un capo, dopo la scuola e lo studio o nelle pause dal lavoro.

E poi il campo ha bisogno praticamente di tutto. Non c’è stato un solo fine settimana di inizio estate in cui non sia stato necessario allestire programmi giornalieri, studiare il modo di realizzarli, preparare il materiale da portare al campo verificando che fosse tutto a posto, provare le tende, reperire il necessario per assicurarsi di restare all’asciutto in caso di immancabili acquazzoni, gestire cambusa e cucina. E ancora i sopralluoghi, le uscite in avanscoperta per verificare l’adeguatezza dei percorsi da seguire per raggiungere le capanne dell’Alta Blenio, le valutazioni degli spazi nelle case che vengono occupate dai lupetti. Ore, giornate intere messe a disposizione della comunità scout e, più in generale, della nostra società.

Quindi, insieme a quel Fém Ném che fa da motto al BeSTiale26, ritroviamo pure il Sém, che è un po’ come dare senso al tutto. Dietro ogni attività, ogni progetto e anche ogni fatica del campo si cela la volontà di rafforzare l’identità e il ruolo dello scoutismo. Una realtà poco rumorosa, ma che muove una moltitudine di persone, fra partecipanti e famiglie. E non è un caso se questo evento è stato accolto con entusiasmo dalla regione che lo sta ospitando, con i suoi luoghi ameni da far conoscere, una natura che passa rapidamente da spazi comunque poco urbanizzati a zone dove si respirano ancora la semplicità e la bellezza dell’alta montagna.

Raggiungere l’Alta Valle di Blenio ha pure richiesto un lavoro di preparazione e accompagnamento partito da lontano. La lista degli oggetti personali, i bagagli da consegnare e spedire prima, i mezzi di trasporto pubblici da organizzare, i gruppi da prendere per mano assicurandosi di non perdere qualcuno cammin facendo. Li abbiamo visti, il sabato di apertura, affollare stazioni e fermate degli autobus, con le camicie del colore della branca e i foulard sezionali, zainetto, cappellino e borraccia, dire arrivederci e avviarsi. Massa non tanto silenziosa, per fortuna, ma per nulla dannosa.

Lo scoutismo moderno continua ad avere un valore profondo proprio perché riesce a coniugare tradizione e attualità. In un tempo in cui ragazze e ragazzi sono spesso immersi nella dimensione digitale e nella velocità delle relazioni, offre loro occasioni concrete per sperimentare autonomia, responsabilità, collaborazione e rispetto reciproco. Non si tratta soltanto di imparare a montare una tenda o a orientarsi con una carta, ma di scoprire il senso del fare insieme, del mettersi al servizio degli altri e dell’assumersi piccoli e grandi impegni per il bene della comunità. È un percorso educativo che forma cittadini consapevoli, capaci di affrontare le sfide del presente con spirito critico, solidarietà e fiducia nelle proprie capacità.

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